Regime crumbling

La definizione migliore è quella del portavoce americano, il placido Jay Carney, perché come sempre l’Amministrazione Obama è imbattibile con le parole. Il regime di Assad “is crumbling from within”, sta collassando al suo interno, ha detto Carney, commentando la giornata caotica di ieri – e ancora una volta denunciando, senza volerlo, la sostanziale assenza di una strategia per la Siria da parte dell’America. Sul “crumbling” c’è un generale consenso, anche se le modalità e i tempi non sono definiti né definibili.
19 AGO 20
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Milano. La definizione migliore è quella del portavoce americano, il placido Jay Carney, perché come sempre l’Amministrazione Obama è imbattibile con le parole. Il regime di Assad “is crumbling from within”, sta collassando al suo interno, ha detto Carney, commentando la giornata caotica di ieri – e ancora una volta denunciando, senza volerlo, la sostanziale assenza di una strategia per la Siria da parte dell’America. Sul “crumbling” c’è un generale consenso, anche se le modalità e i tempi non sono definiti né definibili: era ovviamente un indirizzo falso quello del funzionario del ministero dell’Interno russo che sosteneva, su Twitter (che ormai è diventato un posto pericolosissimo), che Bashar el Assad e sua moglie fossero stati uccisi a Latakia, la ridotta alawita nel nord della Siria. Quel che è certo è che il primo ministro, Riyad Hijab, ha disertato, ha lasciato Damasco ieri con dieci familiari, ed è scappato all’estero: in Giordania s’è detto all’inizio, poi invece s’è parlato della Turchia, forse per depistare gli sgherri del regime che gli staranno dando la caccia. La destinazione finale è il Qatar, sostengono i ben informati, e il dettaglio non è di poco conto, dal momento che se c’è stata una regia nell’opposizione al regime di Damasco è proprio quella del potente emiro qatariota, Hamad Bin Khalifa al Thani.
Secondo il Guardian, il premier siriano Hijab stava preparando la sua defezione da tempo e la fuga di ieri è stata coordinata con il Free Syrian Army, che ha colto di sorpresa il regime, tanto che mentre si spargeva la notizia dell’arrivo di Hijab in Giordania, il regime rilasciava un comunicato in cui annunciava le dimissioni del premier, senza fornire altri dettagli. Quando s’è saputo di Hijab – la defezione di un funzionario civile più importante dall’inizio della repressione, pure se il potere del premier è davvero limitato, il significato è solo simbolico – sono circolate molte notizie anche su altri ministri dati ormai come disertori: nulla è stato confermato, pare che il ministro delle Finanze sia stato “arrestato” quando aveva già le valigie pronte e che i ministri di Sanità e Trasporti non si siano mai mossi.